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RIPARTE LA RUBRICA ALLA SCOPERTA DI CAPRANICA CON IL VICOLO DELLO SCIAPPARINO

22 Maggio 2020

Vicolo dello Sciapparino
Sciapparino… Chi era costui? Il significato di questo nome è oscuro, il vicolo che lo porta è però un amore. Proprio al termine della piazza di San Francesco, vicino alla fontanella, si apre un ampio vicolo che scende a gradoni pavimentati con le caratteristiche lastre di pietra di una volta.

Dagli alti prestigiosi palazzoni di Corso Petrarca, ci si ritrova all’improvviso in un ambiente appartato, silenzioso, sufficientemente ampio da somigliare ad una bella piazzetta rettangolare, coronata a sinistra da basse case con i gradini davanti alle porte che ti invitano a sederti per contemplare senza fretta l’ambiente intorno sempre allietato da vasi e fiori. La luce piove dall’alto dei palazzotti che guardano il Corso. Tutt’intorno porte di cantine e botteghe, due delle quali hanno ricevuto recentemente l’onore di essere istoriate con vivaci colori, che in fondo esaltano l’atmosfera pacata e mesta delle vecchie pareti di tufo bruno. Appena scendi ti sembra di essere quasi soffocato dai muri alti, ma subito sei preso dallo scenario che si apre ampio a sinistra con le numerose case di Villamarina degradanti verso la Via Cassia, dominate dalla stupenda villa appartenuta ai marchesi Paulucci di Calboli (il Pincio).

Proseguendo il vicolo si restringe quasi spaventato dalla mole gigantesca di un palazzone che poggia le sue fondamenta in fondo alla valle. Sembra una fortezza di altri tempi. Ma da questo punto si scopre uno degli angoli più suggestivi di tutto il paese. Di fronte appare un massiccio torrione a base circolare, eretto verso la fine del 1400 a protezione del lato nord del castello. Dalla base lo sguardo stupefatto sale verso il ponte dell’orologio con la sua bella torre svettante verso il cielo, a cavallo sul ponte dell’orologio. È uno spettacolo esaltante, movimentato dal susseguirsi di muraglie ardite, archi e scale quasi soggiogate dalla possente e compatta massa del castello. Questo e molto altro è ‘u Sciapparì!

PS. In un documento reperito nell’archivio della Confraternita della Madonna delle Grazie, compare una nota di spesa per l’acquisto di “una sciappa” d’argento per ornare il mando della Madonna. Le sciappe, in un italiano antico, consistevano in fermagli, borchie, fibbie, che ornavano appunto mantelli, finimenti, cinture… di un certo valore. Quindi lo sciapparino, era un artigiano specializzato nel realizzare in metallo (più o meno prezioso) questi oggetti particolari.

Passando infatti davanti alle vecchie consunte porte dello Sciapparì, ancora oggi si ha l’impressione di sentire il ticchettio cadenzato di un martelletto che batte con insistenza su scintillanti foglie d’oro, o d’argento, mentre tra quelle callose mani lentamente assumono la forma di un fiore o di una foglia di acanto. Se passate di lì, provate ad ascoltare.

Si ringrazia Antonio Sarnacchioli

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