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RUBRICA ALLA SCOPERTA DI CAPRANICA: OGGI CONOSCIAMO “LE CASACCE”

31 Gennaio 2020

Le Casacce. Non ho ancora scoperto perché si chiamano “le casacce”. Eppure si tratta di un ambiente baciato dal sole, con  magnifici sfondi e belvedere aperti sulla radiosa costa boscosa di Marcò. La zona è caratterizzata da scorci panoramici straordinari, fatti di vicoli, piazzette, un andirivieni vario e originalissimo dove si alternano scale e scalette selciate che salgono e scendono, tra case basse e costruzioni ardite svettanti verso il cielo che a volte si scopre incorniciato da grondaie, tetti e comignoli, in una festa di balconcini, finestre minute e finestroni ariosi, variamente colorati, a tratti animati da file di panni stesi ad asciugare.

Entrando da Vicolo Forno di mezzo ci si trova subito immersi in un’atmosfera diversa, un altro mondo. Tra queste vecchie mura, ti incuriosiscono le innumerevoli  porte di case, sbarrate da tempo immemorabile, che insieme ai portoni sgangherati delle cantine, fanno stridente contrasto con dignitosi portoncini di recente sistemazione, adorni di vasi e fiori, ringhierine in ferro raffinati o rimediati, inferriate elaborate accanto a quelle rugginose e cadenti. Ma su tutto questo paesaggio addormentato, ti colpisce il silenzio che domina sovrano. Alla mente, allora, ritornano prepotenti le immagini di un ambiente pullulante di vita, di ragazzini spettinati sempre in corsa per le scoscese viuzze, di grappoli di ragazzine dai bruni capelli sciolti accoccolate sui gradini accanto alle nonne intente a sferruzzare con le mani in perenne movimento tra gomitoli di lana e brandelli di tessuti in formazione. Su tutto il vivace lavorio aleggiava allora  una sorta di brusio festoso, fatto di canti sommessi, nenie, filastrocche e vocii intervallati da grida e scrosci di risa argentine. Senza contare i richiami e le chiacchiere allegre, a volte gridate dalle finestre delle comari o dalle mamme che ansiose lanciano raccomandazioni e comandi (i cummanni) ai bimbi rumorosi. Un po’ di fantasia, nata forse dalla nostalgia e da ricordi lontani. Anche i nomi dei vicoli qui sono originali: vicolo del Tulipano, vicolo de Gottone, vicolo del gatto, via delle Casacce , vicolo dell’Oca. Bellissimi scorci si godono dove gli stretti vicoli si allargano in piazzette più ampie: la prima è quella a cui si accede da piazza VII luglio, dove ai grossi  palazzoni del centro, sbandierati da file di panni variopinti, fanno riscontro modeste e graziose casette affacciate sulla sottostante via Romana; l’altra è la piazza delle Casacce, dominata verso il paese da una specie di loggione pieno di luce e di verde, e di rimpetto dalla mole di una tipica casa medievale con scalinata esterna e arcone slanciato che la sostiene. Tra le due piazze corre un camminamento rettilineo delimitato a mezzogiorno da un muro un po’ irregolare che toglie sì la visuale degli orti e della vallata, ma che rende questo angolo davvero affascinante nella sua semplicità. Si tratta  con tutta probabilità di un tratto dell’antico percorso di ronda che circondava tutto l’abitato, da cui controllare facilmente tutto ciò che si muoveva all’esterno.

Quanta pace e serenità si respira ancora in questi luoghi mentre cammini ascoltando il rumore dei tuoi passi sui vecchi selci sconnessi. 

Antonio Sarnacchioli

 

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