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RUBRICA ALLA SCOPERTA DI CAPRANICA: OGGI CONOSCIAMO PORTA MALERBA, UNA PORTA SOSPESA NEL VUOTO

6 Dicembre 2019

Una porta sospesa nel vuoto.
Rettilinea, con le basse case lungo i bordi, secondo il modulo abitativo dei tempi passati, dove la cantina è scavata in profondità, la stalla in piano e la casa sopraelevata con le sue finestre piccole distribuite irregolarmente sui muri di tufo abbruniti dal tempo. Pavimentata di sampietrini (‘e prete), da via della Viccinella scende offrendo piccoli spazi deliziosi e inattesi.

Non sappiamo chi fosse “Malerba”; forse, dal nome sinistro, un bandito, oppure voleva ricordare la quotidiana fatica dei contadini nel portare sulle spalle l’erba per le bestie dalla campagna alle numerose stallette che profumavano il paese. Questa vecchia stradina oggi è conosciuta come Vicolo Malerba. Già dai primi passi, per necessità cadenzati dai gradoni, si intravede verso il fondo un certo chiarore, che desta interesse: non è difficile riconoscere un’ ampia porta urbica con le due precise arcate e un androne, per la verità assai ripido. Superato il vano si apre di fronte una visione spettacolare, luminosa abbellita dalla splendida costa boscosa di Marcò spumeggiante di verde intenso.

All’improvvisa vasta luce si ha l’impressione per un attimo di essere come sospesi nel vuoto, solo confortati a destra e a sinistra dai volumi squadrati delle case coraggiosamente aggrappate alle rocce sul precipizio, inondate di sole (quando c’è) quasi fuori dal contesto urbano lasciato alle spalle. Sembra di stare all’interno di una frontiera (o di una fortezza). Però la strada finisce qui! Nel piccolo slargo alcuni usci indicano la presenza di abitazioni costruite al di sotto, di cui si intravedono i tetti. Ma allora la porta, munita di torre-casa, che ci sta a fare? Già l’abbiamo accennato nei servizi precedenti. Nel lontano 1640, circa, regnate Urbano VIII in Roma, suo fratello Antonio Barberini, cardinale governatore a Capranica, realizzò un progetto urbanistico ambizioso, facendo tagliare una nuova strada, Via Romana, per facilitare l’accesso delle carrozze al paese e al borgo sant’Antonio appena ultimato con la maestosa porta sant’Antonio. E così , questa, ed altre porte del paese, restarono realmente sospese. Fino a non molto tempo fa, si poteva ancora scendere attraverso le scale di un’abitazione privata alla sottostante via Romana (‘a veromà) a portare il grano e prendere la farina alla “ mola ‘i Geo” (per questo si diceva vicolo d’a mola).
Una graziosa piazzetta, un romantico silenzioso angolo remoto, animato da scale, balconcini e finestrelle vibranti di fiori, accoglie oggi il visitatore che per sbaglio o per avventura si è inoltrato per vicolo Malerba.

 

Si ringrazia Antonio Sarnacchioli.

 

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