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RUBRICA ALLA SCOPERTA DI CAPRANICA: PRESENTIAMO “LA ROSARELLA”

16 Ottobre 2019

Piazza Crocì, prende il nome dell’incrocio tra la via della Viccinella e la stradina che una volta saliva dalla vallata verso l’abitato, passando per la Rosarella, probabile residuo della vecchia strada di accesso secondario al castello prima della costruzione dell’attuale Via Romana (‘a Veromà).

Ora la Rosarella, si presenta come un grazioso balcone aperto su uno scenario mozzafiato, costituito dalla lussureggiante costa boscosa di Marcò che fa da sponda all’agglomerato irregolare di case, dominante l’ angusta valle percorsa dal torrente Rotoli (o Rotari? in onore del re longobardo, secondo Giuseppe Morera). Nel passato costituiva il rifugio sicuro per gli interminabili giochi a palline dei ragazzini e delle nonnette intente a sferruzzare la lana, con un fazzoletto bianco in testa, nelle fredde giornate sferzate dalla tagliente tramontana.

Ben due ardite porte medievali danno ancora accesso all’abitato sovrastante, risultato di case arroccate sullo sperone di roccia a picco sul vuoto sottostante. La prima è la Porta della Rosa che immette direttamente a piazza Crocì attraverso vicolo della Rosa. L’altra la chiameremo Porta san Giovanni, perché comunica con il vicolo dell’arco di san Giovanni appunto, che conduceva proprio davanti alla vecchia chiesa castrale del santo evangelista, abbattuta nel 1801.
Con le numerose costruzioni che si sono aggiunte nei secoli, è stato scompaginato e rimodulato il percorso che seguivano le scoscese stradine in questo suggestivo angolo del paese, adattato alla necessità di sfruttare al massimo lo spazio disponibile.

I nomi di Rosa, e il vezzeggiativo tutto capranichese di Rosarella, forse sono l’eco di una vecchia leggenda (o storia?) poco conosciuta, che racconta di una dolce fanciulla, Rosa appunto, che sacrificò la sua giovane vita nel tentativo di difendere il suo innamorato dalla furia del prepotente signore invaghito di lei. Tutti e due gli androni mostrano l’andamento classico a S delle porte scee; il primo ha subito di recente un risanamento un po’ invasivo; il secondo mostra due archi sovrapposti non coassiali, ma conserva fedelmente il rude aspetto originario.

Si ringrazia Antonio Sarnacchioli.

 

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